26/10/2011

23 ottobre 2011 - Marco Simoncelli

parole rubate quando il pensiero si arrende alla gelida verità:

Il suo vero nome era William Raymond, rodesiano. Lo incontrai per la prima volta al Moto Club Imola nel 1954, dove passavo molte delle ore libere della mia giornata e dove, alla vigilia delle corse organizzate da mio padre, aiutavo il suo segretario, dapprima Bruno Bizzi e poi Armando Bertozzi, a timbrare a secco i biglietti d’ingresso al circuito.

Amante del rischio,Ray Amm in curva era persino capace di mettere i piedi per terra per guidare la moto con la forza della volontà irrazionale di chi voleva liberarsi da tutte le leggi della fisica. 

Durante la corsa dialogava con la morte e Lui stesso ammetteva con quel dolce sorriso che cancellava ogni violenza dalle parole: “Se nel correre non provassi per un attimo la gelida e perturbante sensazione di poter morire smetterei perché indegno di affrontare una curva o una corsa”. La morte accettò il dialogo e gli regalò tante corse ma poi decise tragicamente di “donargli” l’ultima curva.. la “Rivazza” a Imola l’11 Aprile del 1955 durante il 22° giro.

Ray Amm sparì dal mondo ma la sua partita la continueranno a giocare tutti i motociclisti e così sarà per sempre per l’eternità… E quando un motociclista incontrerà la misteriosa signora vestita di nero, alla fine della partita, saprà che non è a lei che va la vittoria finale.”

tratto dal libro dottorcosta scritto nel 2002

09:06 Scritto da: bad-68 (Webmaster) | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook